CHE COSA E’ LO STRESS

Lo stress è la risposta adattiva dell’organismo ad uno o più stimoli stressanti (interni o esterni). Non tutto lo stress è negativo: vi è lo stress buono e quello nocivo. Impariamo a distinguerli.

Vincenzo Di Bernardo Lo psicologo informa
Melfi - martedì 17 marzo 2015
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Oggigiorno la parola stress è sulla bocca di tutti. Ne sentiamo parlare in tv, al bar, sul posto di lavoro, dal parrucchiere. La leggiamo in decine di manifesti, volantini, cartelloni.
È la diagnosi tipica di quando non si sa da dove derivi un malanno.

Il termine stress è spessissimo usato impropriamente. I ragazzi esprimono la loro noia o disapprovazione dicendo “Che stress” e la frase “Non stressarmi” ha sostituito la più appropriata “Non infastidirmi”.

Al di là delle parole, tuttavia, è molto facile fare esperienza diretta dello stress, in quanto ad asso sono associati un gran numero di sintomi, quali:

- affaticamento
- cali di concentrazione
- cefalee ed emicranie
- insonnia o ipersonnia
- gastriti
- eczemi, eruzioni cutanee, dermatiti, psoriasi
- tachicardia
- dolori muscolari
- astenia
- sudori freddi
- perdita dell’appetito
- calo del desiderio sessuale
- acufeni
- tensione e nervosismo
- scoppi di pianto improvvisi
- confusione mentale
- incapacità di prendere delle decisioni

La lista potrebbe continuare ancora, ma direi che si tratta di un elenco già abbastanza esaustivo.

Sebbene ognuno parli liberamente di stress vi è una grandissima disinformazione a tal proposito ed in pochi sanno veramente cosa esso sia effettivamente.

 

Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Il temine stress è stato usato per la prima volta in ambito psicofisiologico nel 1936 dal medico austriaco Hans Seyle. Prima di allora tale termine veniva utilizzato per indicare le sollecitazioni di pressione o trazione date a qualsiasi oggetto materiale (ad esempio un blocco di cemento o ad un tondino di acciaio) per testarne la resistenza. Difatti stress in inglese vuol dire sforzo. Da quando è entrato a far parte anche della terminologia medica lo stress indica un sovraccarico dell’organismo, il quale, proprio come avviene per il cemento o l’acciaio, se viene sottoposto ad un’eccessiva sollecitazione giunge ad un crollo.

È indispensabile considerare, ad ogni modo, che lo stress è parte integrante della vita di ciascun essere umano. Senza lo stress non ci sarebbe la vita. Infatti siamo sempre sottoposti a qualche genere di tensione e l’organismo è perfettamente in grado di farvi fronte, me allora perché sopraggiunge il crollo?

Il crollo sopraggiunge quando ciò che crea la tensione (detto stressor) è continuo e persistente.
Quando lo stimolo stressante è breve e circoscritto, si parla di stress acuto o eustress (stress positivo). Grazie ad esso si possono portare a conclusione progetti, rispettare scadenze, sostenere esami e verifiche scolastiche, raggiungere gli obiettivi che si è prefissati, trovare la soluzione di un problema.

Quando lo stressor è persistente, invece, ci troviamo di fronte al fenomeno dello stress cronico, o distress (stress negativo), che è quello che ha pesanti ripercussioni sul benessere dell’organismo, in quanto il “sistema psicofisiologico dello stress” è costantemente attivato per far fronte allo stimolo stressante, anche se questo, in realtà, non vi è affatto.

Consideriamo che mentre è facile identificare stressor quali uno specifico compito, una situazione difficile che si sta attraversando, un progetto da portare avanti o una nuova impresa da avviare, è di gran lunga più difficile identificare gli stressor interni, ovvero quell’insieme di pensieri, aspirazioni, credenze, emozioni e aspettative  che innescano automaticamente il circuito dello stress anche senza un episodio specifico.
Se è facile identificare ed eliminare o ridurre uno stressor esterno, è molto più complicato identificare da soli i propri stressor interni, anche perché questi ultimi fanno parte del nostro Funzionamento globale ed affondano le loro radici negli esiti delle esperienze fatte a partire dalla nostra primissima infanzia.

È questo il motivo per cui sin dagli esordi della sintomatologia da stress è bene rivolgersi ad un professionista del settore, senza dover far passare troppo tempo in attesa che tutto passi da solo, se non si vuole favorire la cronicizzazione dello stress, che si basa proprio sul principio di persistenza.

Un’altra cosa molto importante da sapere è che la risposta allo stress vede l’attivazione in parallelo di diversi sistemi, quali quello nervoso, endocrino, e immunitario. Ciò implica che un carico costante di stress nell’organismo rappresenta un fattore potenziale di rischio per numerose patologie, incluse quelle psichiatriche.

 

LA DIAGNOSI DELLO STRESS

La diagnosi di stress cronico è un procedimento complesso, che necessita di un’indagine specifica che richiede tempo, competenza e soprattutto la considerazione della persona nella sua globalità, ovvero sotto i punti di vista: fisico, psichico e socio-relazionale.
Quando si ha a che fare con lo stress, una diagnosi multidisciplinare (ovvero effettuata da professionisti di più settori) è doverosa, più che indispensabile.

I parametri legati allo stress cronico, difatti, si possono desumere dai diversi sintomi presentati dalla persona, unitamente ad alcuni precisi indicatori (quali la frequenza cardiaca, la temperatura delle mani e dei piedi, il livello di sudorazione, ecc.) che caratterizzano la persistenza dell’organismo in uno stato di simpaticotonia, che è quello in cui si trova tipicamente l’organismo quando deve far fronte ad un evento stressante.

Tutto questo può essere fatto all’interno di un semplice colloquio clinico, effettuato con uno psicologo (meglio se esperto del settore) che prevede un’anamnesi precisa della vita della persona nei suoi diversi aspetti, la somministrazione di uno o più test di autovalutazione dello stress (come l’M.S.P. – Misura dello Stress Psicologico) e l’indagine di altri parametri di regolazione dell’organismo quali la respirazione, le soglie percettive, l’assetto posturale, i movimenti e la presenza di alcuni dolori muscolari.

In seguito possono anche essere condotte indagini più specifiche, quali la rilevazione del livello di noradrenalina in circolo nell’organismo (tramite le analisi del sangue), e dei livelli di ormone adenocorticotropo (ACTH) e cortisolo presenti nel sangue, nelle urine o nella saliva.

 

L’INTERVENTO ANTISTRESS

Come la diagnosi, anche l’intervento antistress è complesso e articolato. Difatti, così come molteplici sono le strade che conducono un organismo sano a restare imbrigliato delle catene dello stress cronico, altrettanto varie sono le modalità tramite le quali è possibile liberarsi.

È fondamentale comprendere che una sola modalità non è quasi mai sufficiente, mentre è molto saggio, oltre che efficace, percorrere più strade contemporaneamente.

Un Intervento Funzionale Antistress®, unito alla modificazione di alcune cattive abitudini quotidiane ed a qualche utile e semplice suggerimento per incrementare il livello di benessere dell’organismo, è la metodologia di intervento che personalmente utilizzo nei casi di diagnosi di stress cronico e che ha riscontrato una considerevole efficacia empirica.

In caso di necessità (da stabilire caso per caso) si può affiancare al suddetto intervento una terapia farmacologica di sostegno che verrà prescritta e monitorata da un medico specialista del settore.

 

Dr Vincenzo Di Bernardo

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