Autore: Marcello Cozzi, prete dal 1990, laureato con dottorato di ricerca in Teologia pastorale, è stato parroco dal 1991 al 1996, e attualmente è presidente del Centro studi e ricerche sulle realtà meridionali con sede a Potenza che lo vede tra i fondatori e che opera nel servizio al disagio, alla legalità e alla mondalità.
Responsabile nazionale della formazione di LIBERA - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, è vicepresidente vicario della FAI - Federazione italiana delle associazioni antiracket e antiusura. Nell’ambito del suo impegno ha ricevuto più volte lettere di minacce. Per EGA Editore ha pubblicato L'Uomo e il Sabato. Quando il disagio provoca la Chiesa e le sue prassi (2000).
Libro:
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
Credo che sia difficile che il progetto di romanzo sia sbagliato,
che non abbia cioè attinenza con la realtà,
e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti.
Inizia con un estratto del famoso articolo di Pier Paolo Pasolini del 14 novembre 1974, il libro inchiesta di Marcello Cozzi. Come Pasolini, anche Cozzi ha voglia di giustizia, di urlare quanto accade e rendere giustizia. E prova a farlo con un libro che parla della Basilicata isola felice, o meglio, di quel che ne è rimasto. Un tempo, forse, terra felice perchè diversa dalle altre vicine, inquinate dalla malavita come Puglia, Campania e Calabria.
Un mondo che poteva e doveva essere felice, crescere e diventare modello per tutti. Ma l'isola felice è rimasta soltanto nelle parole. La Basilicata è diventata isola grigia, terra dove tutto accade sotto una luce cupa, senza che nessuno possa fare niente. Marcello Cozzi, prete impegnato in questa denuncia, ha raccontato nelle pagine di questo libro fatti e storie vere, raccolte nel corso degli anni. Ed ha cercato di trovare un filo che unisse tutto, di accendere la luce lì dove il buio regna da anni.
Nel libro ci sono tutti i documenti riguardanti le inchieste più importanti che hanno attraversato la nostra terra. A muovere tutto sono gli affari, tanti, come quelli elencati nel libro. Affari che hanno attraversato ed attraversano tutta la Basilicata. Nelle oltre 450 pagine troviamo le storie di tutte le vite spezzate, dei fatti che ci sono accaduti attorno senza che ce ne rendessimo conto. Ogni storia è ricca di particolari, ci sono i nomi delle persone, le intercettazioni della magistratura, gli atti processuali, ma mai alcun giudizio da parte dell'autore. Si limita a raccogliere e spiegare gli avvenimenti da cui partire per capire l'omicidio di Giuseppe Gianfredi e Patrizia Santarsiero, la scomparsa di Elisa Claps, chi sono i potenti e i potentati della nostra Regione, i personaggi coinvolti nelle inchieste, che parlano al telefono di soldi, appalti e malavita.
A tutto questo si accompagna la malavita vera, la Camorra, la Ndrangheta, la Sacra Corona Unita, i Basilischi. Gente che ha trovato nel nostro territorio rifugio e protezione, che ha commesso omicidi in serie e saccheggiato questa terra inquinandola con i rifiuti tossici.
A Melfi, in particolare, gli anni bui sono quelli dell'insediamento Fiat. Vengono stanziati lavori per 4.671 miliardi di lire, una cifra impressionante che fa gola a tutti. E proprio in quegli anni che in quella zona si registra un'impennata malavitosa senza precedenti. L'annuncio dell'arrivo della Fiat è del novembre 1990 e poco dopo, nel novembre 1991 il GIP del tribunale di Melfi emette 22 provvedimenti restrittivi a carico di componenti di clan malavitosi della zona. Il procuratore Armando Cono
Lancuba chiede il rinvio a giudizio per 58 persone con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, ma, in realtà nessun angolo di questa terra è rimasto immune dall'invasione .
Nei rapporti della Commissione antimafia, si legge di “una terra "stretta" fra province inquinate dalla delinquenza organizzata, ancora legate a proprie peculiarità culturali, ma con un forte rischio di omologazione alla malavita pugliese per effetto delle strategie di organizzazioni mafiose che cercano spazi nuovi. La Basilicata è contagiata dalla camorra, dalla 'ndrangheta e dalla delinquenza organizzata pugliese”. Queste sono parole dei primi anni '90, cui ha fatto seguito la Cassazione con la sentenza definitiva del processo Penelope in cui è stata confermata la condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso per sette imputati lucani.
Nel 2007 Vaccaro, Presidente della Corte d'appello di Potenza ha dichiarato, in riferimento a questa idea della Basilicata come isola felice, che”essa continua a persistere ancora oggi, sebbene un esame, nemmeno tanto approfondito degli accadimenti, consacra questa vecchia visione delle cose a livello di una proiezione, una tendenza alla rassicurazione tanto distante dalla realtà da poter indurre il sospetto di essere interessata, un vero e proprio alibi ai ritardi, alle inefficienza e alle inattività”.
Il libro apre un orizzonte visivo nuovo su questa terra, facendo prendere coscienza al lettore, lucano o no, di ciò che effettivamente è la Basilicata. Una terra distante, quasi dimenticata e proprio per questo comoda per chi ha qualcosa da nascondere.
Marcello Cozzi chiude il libro con le parole di Papa Paolo IV: La più grande vittoria per il diavolo è far credere che non esiste. Questo libro è un modo, molto utile, di portare alla luce questo diavolo ed ucciderlo una volta per tutte.