Cattedrale

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di Mariada Cerullo
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Il complesso della Cattedrale (Episcopio – Chiesa – Campanile) si trova in una piazza di nuova ristrutturazione.

Il prospetto presenta tre portali, quello centrale è in pietra bianca ed i due laterali in pietra rosa di Rapolla.

In alto vi sono finestre disposte simmetricamente ed una balconata con ringhiera a corona.

All’interno vi è la corte con una fontana (1771) circolare, con sculture con soggetti floreali.

Intorno vi sono dei locali e, tramite uno scalone ad ipsilon, si arriva negli ambienti vescovili di rappresentanza: il salone degli stemmi, il salone più piccolo degli “stemmi prima dell’unione”, la Biblioteca, la sala del trono e la Pinacoteca.

La facciata della Cattedrale è quella rinnovata dal vescovo Antonio Spinelli (1697-1724), dopo il terremoto del 1694.

L’interno è a tre navate con pianta a croce latina.

Il soffitto è a cassettoni dorati, al centro c’è lo stemma con l’aquila del vescovo Spinelli.

Le navate laterali hanno le volte a calotta.

All’ingresso in alto sulle pareti della navata sinistra e della navata destra si possono osservare due tele che rappresentano a sinistra Sant’Alessandro ed a destra San Bartolomeo il nuovo e l’antico patrono di Melfi.

Inizialmente il Santo patrono di Melfi era San Bartolomeo, con il vescovo Basta il patrono cambiò con un semplice sorteggio: uscì per tre volte Sant’Alessandro.
Alle spalle vi è una tela raffigurante l’Ultima Cena (1600).

Si può ammirare la crociera dove c’è la balaustra in marmo policromo, a sinistra troneggia la sedia vescovile con due pilastrini e due angeli.

In alto sulla destra c’è il pulpito, un palchetto in legno decorato su cui si può leggere l’acronimo: A S V D M  cioè Antonio Spinelli Vescovo di Melfi.

Sul braccio sinistro del transetto si può ammirare un affresco di Madonna in trono del XIII sec.

Si passa tramite una porticina nel Coro (1557) dove c’è un imponente organo intagliato nello stile della sedia vescovile e del pulpito e sul soffitto del corus e della navata centrale mirabile è il “ Ciclo dei trionfi”, opera di Andrea Miglionico, artista originario del Cilento.

Sul retro dell’altare maggiore c’è la Tomba di San Teodoro il cui scheletro è rivestito dei sacri paramenti (1752).

Tramite un’altra porticina si arriva nel braccio destro del transetto dove c’è l’altare di Sant’Alessandro e vicino un tondo ritrae la Vergine con molti Santi che invocano la protezione divina per gli abitanti di Melfi, raffigurante come appariva colpita dal terremoto del 1694.

Dopo la cappella del Santissimo, vi è la cappella della Madonna di Nazareth, il cui quadro fu rubato, mentre quello che c’è ora è stato dipinto dal pittore contemporaneo Costantino Udroiu ed è la copia dell’originale.

(I quadri fatti da artisti bizantini venivano, un tempo, sempre benedetti dai vescovi e i pittori osservavano il digiuno durante l’esecuzione dell’opera; sembra che il quadro fosse  miracoloso, si riporta che un vescovo nel punto di morte, lo volle vedere e, improvvisamente, guarì).

Usciti  dalla Cattedrale, a sinistra si scorge il Campanile, che sostituì la torre campanaria originaria e la cui costruzione si concluse nel 1153.

Racconta la leggenda che alla fine dell’opera, re Ruggero II, nonno di Federico II, fece precipitare dalla cima il costruttore perché non potesse raccontare del tesoro nascosto nelle fondamenta.

Nel 1779 il Campanile aveva in cima i merli ghibellini che Federico II aveva fatto apporre.

Il Campanile ha la pianta quadrata, ha una altezza di 50 m circa.

Dei 4 piani, i due più in alto sono alleggeriti da bifore sui quattro lati.

In testa al tamburo del prospetto principale vi è un leone che carpisce un ariete, due leoni  sono disegnati con tasselli.

Altre due sculture di leoni sono incastonati nel lato nord.

Si può anche notare la firma dell’autore, su una lastra di pietra, con dedica in latino: "Per Re Ruggero, Noslo de Remeiro fece quest’opera, nell’anno della incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo 1153". 

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