Il Castello

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di Mariada Cerullo
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Il Castello di Melfi con le sue torri è una struttura medioevale, una fortezza “castrum” con il ponte levatoio che, ormai, è in muratura ed il fossato.

La struttura del Castello si presenta in più nuclei, quello più antico costituisce la parte centrale, dove oggi c’è il museo, la rocca normanna fatta costruire  nel 1129 da Ruggero II (1095-1154), che precedentemente aveva fatto abbattere.

Tale nucleo fu ampliato da Federico II di Svevia, nel 1223-1225, che qui emanò le Costituzioni Melfitane nel 1231.

L’Imperatore fece erigere una torre detta di Marcangione, perché qui fu imprigionato un ladro con tale nome.

Tra il 1227 ed il 1284 Carlo I d’Angiò, che aveva sconfitto gli Svevi a Benevento nel 1266, trasformò la struttura del Castello, ampliando il nucleo normanno-svevo, conferendole l’attuale fisionomia esterna, fece costruire un profondo fossato e sei torri, sostituì l’antico ingresso con uno laterale verso Ovest dotandolo del ponte levatoio ( non più esistente).

Fece ricostruire  un salone a doppio piano ed una cisterna nella quale veniva raccolta l’acqua piovana.

Con Giovanni II Caracciolo, che ebbe in feudo Melfi, dal 1416 al 1528, dalla regina Giovanna II, venne costruito il ponte nella forma attuale ed alcuni corpi laterali, orientando l’ingresso verso la città e facendo abbattere la torre centrale.

Con i Doria, tra il 1549 ed il 1570, vennero operate molte trasformazioni nella parte del maniero abitata da loro.

Ne fu ispiratore Marcantonio del Carretto, figliastro di Andrea Doria, l’ammiraglio genovese che ebbe in feudo Melfi nel 1531 da Carlo V, in cambio del suo aiuto durante la guerra tra francesi e spagnoli.

Vennero costruiti gli appartamenti del Governatore, del castellano e del contabile.

Il portale d’entrata, oltrepassato il ponte, è in stile rinascimentale.

La lapide che lo sovrasta è dedicata a Zenobria del Carretto, figlia di Marcantonio, che aveva sposato Giannandrea Doria, pronipote di Andrea Doria.

Nel cortile principale vi è il palazzo baronale con piano terra e due piani sopraelevati oggi  Museo Nazionale del Melfese,  che è stato inaugurato nel 1976.

Raccoglie reperti archeologici dallVIII al IV sec. a.C. risalenti ai popoli che abitavano nelle nostre zone in quell’epoca: Dauni, Sanniti, Lucani.

I reperti provengono da Lavello, Melfi, Banzi, Ruvo del Monte, Ripacandida.

Si tratta di corredi funerari e di vasi di ogni forma esposti in quattro sale.

Nella Torre dell’Orologio è custodito il Sarcofago greco-romano del II sec. d.C.  ritrovato nel 1856 da alcuni contadini sulla Via Appia a Rapolla opera di botteghe dell’Asia Minore.

Vi sono scolpiti nella parte sottostante gli dei greci e molte forme di draghi alati.

Sul coperchio della cassa è ritratta una giovane donna dormiente, forse Elena, seconda moglie di Silla, morta giovanissima di parto.

Ai suoi piedi vi sono resti della scultura di un cagnolino, mentre al capo un “putto” ha in una mano dei fiori e nell’altra una fionda.

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