″Il generale dei Briganti″, il regista risponde alle critiche

Attualità
Melfi lunedì 20 febbraio 2012
di Emilio Fidanzio
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In questi giorni sono stati in diversi, storici, liberi cittadini, pensatori, che hanno detto la loro relativamente al “ Generale dei briganti”, la fiction andata in onda su Rai Uno la scorsa settimana.

Dopo tante polemiche, giusto ed inevitabile, ascoltare il regista dello sceneggiato, Paolo Poeti, contattato telefonicamente.

Partiamo dai riferimenti storici: “ Tengo a precisare che si trattava di una fiction e non di un documentario storico. Di un film incentrato prevalentemente su un sentimento eterno come l’amore. Spesso abbiamo visto film western in cui gli indiani venivano dipinti come cattivi. La storia dice chiaramente che non è così. Se avessi voluto raccontare la storia del brigantaggio avrei fatto un documentario. Io ho rispettato il mio punto di vista. Ritengo il brigantaggio una grande rivolta sociale contro la “piemontizazione”.

Una grande resistenza, poi finita male, amaramente, per le promesse non mantenute, come le terre ai contadini, ed il riscatto sociale.

"Ritengo che l’Unità di Italia debba molto a questi movimenti e che l’Unità stessa sia stata creata sul sangue dei cafoni. Un problema che ritroviamo ai giorni d’oggi. Un Meridione disatteso esattamente come allora. Agli storici dico non litighiamo su cosa è avvenuto 150 anni fa, ma parliamo di oggi e su una questione, come quella meridionale, ancora irrisolta”.

I messaggi agli storici da parte del regista recanatese non finiscono qua.

“Qualcuno parla, evidentemente perché non è stato interpellato al momento di scrivere la sceneggiatura. Una sorta di “lesa maestà”. Io ritengo che la figura di Carmine Crocco esca estremamente valorizzata da questa fiction. Ricco di dignità e di coraggio. Se leggiamo le biografie di Crocco o la definizione che né da il Dizionario Italiano, ci troviamo di fronte ad un mostro, ad uno stupratore, un delinquente.

Nella mia fiction non è così, anzi. Temevo la scure della censura, considerando che il capo della produzione Rai è un piemontese. Tutto invece è filato liscio Ed anzi aver raccontato in questo modo, se vogliamo anche semplice, una vicenda complessa come il brigantaggio, dà l’opportunità anche alla “ casalinga di Voghera”, di riflettere su quanto è accaduto”.

Altra questione che ha suscitato un polverone, quella inerente al dialetto. I protagonisti parlavano in napoletano e non il lucano stretto.

“Io avevo la necessità di parlare all’Italia. Di farmi capire a Trieste, ad Aosta a Voghera. L’operazione non era facile,anzi piuttosto difficile. Per i temi trattati una parte di pubblico poteva anche sentirsi infastidita, noi coinvolta. I numeri invece ci hanno premiato.

7 milioni di spettatori ed uno share che nella parte conclusiva ha toccato il 27%. In Rai sono molto contenti e soddisfatti. Lunedì avevamo contro il Grande Fratello, L’Isola dei famosi, e due partite importanti, quelle della Roma e del Napoli che da sole hanno catturato il 14%. Nonostante questo il grande pubblico ci ha premiato”.

Altra fonte di contrapposizione, le ambientazioni scelte. “ Un ambientazione realistica. Da un punto di vista cinematografico, Melfi e le sue bellezze hanno sposato perfettamente le nostre esigenze. In molti mi hanno chiesto l’esistenza di questi maestosi e suggestivi castelli. Ho detto loro andate a Melfi ed in Basilicata e li troverete. Credo che la Basilicata debba essere contenta per quello che abbiamo mostrato. In altri luoghi non abbiamo avuto accesso e non abbiamo girato”.

Il regista non fa nomi, ma il riferimento sembrerebbe diretto a Rionero, città natia del brigante Crocco. Si volevano girare alcune scene a palazzo Catena , ma alla troupe ed il regista non hanno consentito l’accesso.

Ricordiamo comunque che nel “ Generale dei Briganti”, oltre a Melfi, si vedono Venosa, san Fele e le sue cascate, Lagopesole, Pescopagano, ( il monastero delle suore), Fiumara di Atella, Bosco Frasca.

Il Vulture mostrato come mai nessuno ha saputo fare in passato. D’altronde il film è stato girato per 5 settimane in Basilicata, con il cast che ha alloggiato a Melfi al Relais la Fattoria e solamente in 2 settimane in Puglia, dove hanno una film commission. Ma il supporto logistico lucano è stato fondamentale per la realizzazione dell’opera.

Melfiitano il location manager, Gerado Cecere che ha curato backstage e foto di scena e della zona ben 160 figuranti pagate a 70 euro al giorno. A questi occorre aggiungere 30 persone assunte per 5 settimana. Un indotto importante che non va sottovalutato.

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