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La Meleam in prima linea nella ricerca per il contrasto al Covid

Sicurezza e consulenza la chiave

Mondo Imprese
Melfi martedì 05 maggio 2020
di mino ciocia
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meleam © meleam

«Non ci siamo mai arresi, in virtù del via libera al proseguimento dei nostri servizi come da primo DPCM, abbiamo sensibilizzato i dipendenti, anche i più scettici, al lavoro agile, ottenendo in pochi tempi ottimi risultati». Così ha esordito Gaetano Delfino, responsabile amministrativo della Meleam, una Spa che si occupa di sicurezza sul lavoro. «Stiamo vivendo questo periodo critico per l’economia Nazionale – ha continuato - senza mai abbandonare i nostri clienti, anzi, abbiamo dato ancor più supporto, in piena disponibilità a quelle attività che sono rimaste aperte o che stanno riaprendo». Supporto informativo ma anche concreto, come il credito ammortizzato, per non destabilizzare il quadro economico di quelle aziende che hanno nella Meleam un punto di riferimento. «Stiamo adottando una politica di credito monetario secondo una tecnica molto in voga negli Stati Uniti. Così come abbiamo alimentato tutte le nostre linee per la consulenza per il riconoscimento come infortunio sul lavoro la contrazione del virus». Fondamentale è anche la sensibilizzazione sul tema della sanificazione degli ambienti di lavoro. «Non solo – proseguito Delfino - abbiamo ampliato il nostro core business alla vendita di DPI, a privati ed enti territoriali, ed alla vendita dei kit per il riconoscimento della positività al Covid-19». La Spa che ha sede sociale a Bitonto, ha anche effettuato uno studio sulla diffusione del Covi 19 che è stato ripreso da molte testate giornalistiche nazionali e internazionali. «Il nostro staff medico, capitanato dal nostro A.D. Prof. Pasquale Bacco – ha affermato Delfino – ha rilevato come a prima vista la penetrazione del virus appaia più ampia rispetto ai primi studi effettuati in molte regioni. Su 1113 uomini e 618 donne suddivise in 9 diverse regioni, sottoposti a test tra il 25 febbraio e il 2 aprile, le persone entrate in contatto con il virus sono state il 38 percento. In questa ricerca quasi una persona su due ha sviluppato gli anticorpi poi riconosciuti dai nostri kit sierologici, sia quelli messi a punto per la fase iniziale che quelli che dimostrano una reazione dell’organismo, annunciando guarigione e immunità». Naturalmente sono dati che devono essere certificati dalla comunità scientifica, visto che il virus è conosciuto da soli 4 mesi. Dal campione preso in considerazione sono state escluse tutte quelle persone che non hanno mai accusato alcun tipo di sintomo nel periodo immediatamente precedente a quello preso in considerazione. «Molte persone tra quelle esaminate – ha sottolineato Delfino – erano apparentemente sane, lavoravano regolarmente, non avevano mai avuto febbre o sintomi tali da attivare i protocolli sanitari anti Covid-19. Ma nell’anamnesi immediatamente precedente al prelievo hanno detto di aver accusato qualche mal di testa, mal di gola, affaticamenti muscolari, dai quali però si erano pienamente ripresi». La scelta del campione è stata dettata dalle aziende che hanno chiesto alla Meleam di mettere in sicurezza il loro personale. «Abbiamo costruito così la nostra statistica – ha concluso Delfino - raccogliendo anche gli esami di donatori di sangue, più altri gruppi di familiari o associazioni varie». Quelli raccolti sono dati utili alla più vasta ricerca che dovrà mettere a punto terapie efficaci e infine il vaccino. Capire perciò la capacità di diffusione del virus e le capacità biologiche per sconfiggerlo diventa fondamentale.

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